Progetto del mese: posa a corsi paralleli “Tatami” con larghezze e lunghezze differenziate.

Rigore e precisione.

È idea diffusa che il parquet in tavole debba necessariamente tessersi con giunti distanti o spezzature casuali, quasi a simulare un ordine naturale e irregolare. Ma esistono vie, più rare e sorprendenti, in cui il pavimento di legno si trasforma in elemento di architettura pura: ne è un esempio “Tatami” il nostro assito a corsi paralleli.

In questo progetto, il legno, con dimensioni interamente realizzate su misura, cessa di essere un semplice rivestimento per diventare disegno esso stesso. Ogni tavola, ogni modulo, non è più un elemento seriale adattato in cantiere, ma un pezzo che fluisce in corsi definiti, la cui lunghezza risponde esattamente a quel vuoto da riempire e da rispettare. I corsi rigorosamente paralleli, che richiamano l’essenzialità e l’ordine dei tappeti giapponesi, non corrono in modo autonomo: scandiscono lo spazio come le linee di un pentagramma, ritmando le proporzioni dell’ambiente.

È un approccio che richiede coraggio e visione. Coraggio nel rinunciare alla via più semplice, esponendo invece ogni giunto come parte di una composizione voluta.

Visione nell’immaginare il pavimento prima ancora che le pareti prendano forma, trattando il legno non come un materiale da calpestare, ma come una superficie da leggere.

Il risultato è un’opera di silenziosa precisione. Camminare su un pavimento così concepito significa percepire un ordine sottostante, una coerenza che lega ogni ambiente all’altro. Le lunghezze varie non sono un vezzo tecnico: sono la dichiarazione esplicita che nulla è lasciato al caso, che ogni centimetro è stato pensato per integrarsi, non adattarsi, al progetto architettonico.

In un’epoca dominata dagli standard, scegliere un parquet pensato per un luogo specifico è un atto quasi rivoluzionario, è l’affermazione che il lusso vero, oggi, non sta nell’essenza rara del legno, ma nella perfezione del suo incontro con l’ambiente che lo ospita.

 

Progetto Arch. Tiziana Binello.